Rifondazione Comunista Arezzo: testimonianze dalla Global Flotilla

Un pubblico attento e partecipe ha affollato venerdì 3 luglio (in coincidenza con i presidi in tutta Italiaper i 1000 giorni di genocidio a Gaza) il salone della CGIL di Arezzo per l’incontro organizzato dalla federazione aretina di Rifondazione comunista sul genocidio in corso in Palestina e Libano, attraverso l’esperienza della Flotilla.

Gli uomini e le donne della Flotilla, mettendo volontariamente a rischiola propria vita, hanno rotto il silenzio sul genocidio palestinese  in atto ma anche svelato la politica di Israele e le sue protezioni internazionali,  smascherato il disprezzo verso il Diritto Internazionale, con la repressione nei confronti di attivisti pacifici e non violenti, la stessa usata nei Territori, oltre al non rispetto dei diritti di navigazione internazionale.

Dal racconto drammatico di Antonella Bundu, una dei 29 italiani attivisti della  Global Sumud Flotilla catturati da Israele (…incatenati, identificati con un numero….) e dalla testimonianza, in collegamento, di Domenico Centrone, attivista della Flotilla di terra, arrestato e detenuto in Libia per un mese, è emersa la condizione estrema dei prigionieri politici detenuti in Israele (denunciata dalla campagna per la liberazione di Barghouti promossa e sostenuta anche da Rifondazione comunista) e dei detenuti in Libia.

Ma anche la necessità di costruire un movimento euromediterraneo che unisca le grandi mobilitazioni per i diritti civili e sociali, a partire da quelle per la liberazione della Palestina, da contrapporre ai silenzi colpevoli e complici di gran parte dei Paesi Europei (Italia in primis) e del Mediterraneo, di fronte alle politiche genocidarie di Israele.

Nel suo intervento Sharif Hamad, ha raccontato la sua esperienza di cittadino Palestinese a Gaza e in Italia, la Dignità e la Memoria come risorse che hanno permesso e permetteranno alla popolazione Palestinese di superare le tragiche vicende che, molto prima del 7 ottobre, hanno tentato di cancellarne l’identità.

Perché, ha denunciato, in Europa viviamo in un sistema virtuale che cancella le relazioni e la comunicazione, l’empatia tra le persone reali, a favore di fake news e stereotipi razzisti e xenofobi.

La questione palestinese nasce dal colonialismo e dall’imperialismo, che giustificano con presunti diritti alla difesa nazionale, l’occupazione di territori, la cancellazione di popoli e la loro disumanizzazione. 

Di fronte alla grave crisi umanitaria di Gaza, ha ricordato Alfio Nicotra, che ha condotto l’incontro,  sono necessarie azioni di sostegno umanitario come la campagna Acqua per Gaza di Un Ponte Per, unite però alla chiara denuncia delle cause che l’hanno determinata, la solidarietà senza una corrispondente azione politica è svuotata di significato.  

 Il successo dell’incontro è stato in sè un momento di resistenza e di speranza,  perché rompere il silenzio si può e si deve, e la politica deve fare la sua parte per rilanciare attenzione e mobilitazione a sostegno della legittima lotta del popolo palestinese per la propria liberazione ed auodeterminazione.

© Riproduzione riservata

Condividi articolo:

I più letti

ARTICOLI CORRELATI
RELATED