Ecosistemi Artificiali: a Rosy Boa una geografia visiva in continua trasformazione

Dal 30 maggio 2026, gli spazi di Rosy Boa ospitano Ecosistemi Artificiali­- Interazioni tra corpi e mutazione contemporanea, mostra collettiva che riunisce sessanta opere di tredici artisti provenienti dal progetto bolognese Galleria Diffusa.

Più che una semplice esposizione, il progetto si presenta come una piattaforma di attraversamento e coesistenza, capace di mettere in relazione linguaggi differenti e pratiche eterogenee all’interno di un ambiente in continua mutazione.

Nata come realtà indipendente, Galleria Diffusa sceglie il movimento, l’occupazione temporanea degli spazi e la dimensione itinerante come forma di ricerca e presenza.

Questa attitudine si riflette pienamente in Ecosistemi Artificiali, che trasforma la città e gli spazi di Rosy Boa in un ecosistema ibrido dove corpi, materia e immaginario urbano convivono in uno stato di tensione costante.

Il percorso espositivo si sviluppa lungo un percorso che coinvolge alcuni esercizi commerciali e trova la sua esposizione in forma di mostra d’arte proprio negli spazi di Rosy Boa.

Ecosistemi Artificiali: a Rosy Boa una geografia visiva

Si tratta quindi di una mostra collettiva costituita da sculture monumentali in cartone riciclato che raffigurano figure femminili colte nel pieno della trasformazione:

organismi sospesi tra anatomia umana e proliferazione vegetale, tra fragilità biologica e possibilità evolutiva.

Accanto a queste opere, la pittura introduce ulteriori livelli di riflessione, arrivando in alcuni casi a reinterpretare iconografie storiche della storia dell’arte attraverso la sostituzione dei protagonisti originari con modellini robotici.

Ne emergono cortocircuiti visivi e concettuali che mettono in dialogo memoria culturale, riproduzione seriale e identità artificiale.

Le opere grafiche, insieme alle altre sculture presenti in mostra, amplificano questa condizione di instabilità.

Ecosistemi Artificiali: a Rosy Boa una geografia visiva Ecosistemi Artificiali: a Rosy Boa una geografia visiva

Corpi attraversati da processi di ibridazione animale, anatomie mutanti e identità composite sembrano appartenere ad un tempo non ancora futuro ma imminente, suggerendo scenari in cui il confine tra umano e non umano diventa sempre più poroso.

Tra street culture, denuncia sociale, fotografia manipolata, scultura e linguaggi post-urbani, Ecosistemi Artificiali costruisce una riflessione collettiva sulle trasformazioni del vivente nell’epoca contemporanea.

La nozione stessa di “rinascita” viene riletta non come ritorno all’origine, ma come processo continuo di contaminazione, adattamento e riscrittura della forma.

Le opere in mostra mettono in discussione l’idea di origine e stabilità, proponendo modelli alternativi di esistenza che emergono dall’interazione tra materia, tecnologia e immaginario urbano.

Attraverso pratiche differenti, la mostra esplora la frattura tra sistemi in crisi e soggettività in mutazione, traducendo le tensioni sociali, il sovraccarico informativo e l’instabilità strutturale del presente in forme ibride, stratificate e volutamente ambigue.

In questo contesto, l’arte assume la funzione di dispositivo critico: un mezzo per leggere e riscrivere le ecologie contemporanee, attivando nuove relazioni tra corpi, infrastrutture e immaginari tecnologici. Ne emerge una mappa fluida e instabile, in cui identità e materia sono sottoposte a continui processi di trasformazione e coevoluzione.

Più che una mostra collettiva, Ecosistemi Artificiali si configura così come un territorio condiviso di ricerca, dove pratiche differenti convivono nella comune necessità di interrogare il rapporto tra umano, artificiale e ambiente all’interno di un presente attraversato da crisi sistemiche e nuove possibilità evolutive.

Gli artisti coinvolti nel progetto sono: Sabina Bullo, Sandra Bucci, Lucrezia Fontana, Guly von Holtzen, Laben, Marzio Mariani, Lisa Martignoni, Nicola Martinozzi, Chadwick Meyer, Andrea Niccolai, Alex Savelli, Sarcastic Collage e Giuseppe Suma.

Artisti accomunati dalla necessità di interrogare il rapporto tra umano, artificiale e ambiente in un presente attraversato da crisi d’identità e nuove possibilità evolutive.

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