Trasformare i beni confiscati alla criminalità organizzata in risorse al servizio della comunità, creando spazi dedicati alla salute, ai servizi sociali e alla promozione del benessere collettivo.
È questo l’obiettivo che guida il percorso avviato dalla Asl Toscana sud est, che ha formalmente aderito alla Piattaforma Unica delle Destinazioni (PUD) dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC). La Sud est è tra le prime aziende sanitarie a livello nazionale ad aver completato il percorso di accreditamento.
Si tratta del portale istituzionale attraverso cui enti pubblici e organizzazioni del Terzo Settore possono consultare il patrimonio dei beni confiscati e valutarne le possibili destinazioni.
Anche le aziende sanitarie possono accreditarsi alla piattaforma per accedere alle informazioni disponibili e sviluppare progettualità in ambito sociosanitario, in raccordo con la Regione Toscana, che svolge un ruolo di coordinamento e di interfaccia istituzionale nei rapporti con l’Agenzia.
L’Azienda è attualmente impegnata nella definizione di un regolamento interno che disciplinerà in modo strutturato l’intero processo: dalla consultazione delle opportunità disponibili all’attivazione di progettualità, fino al coordinamento con i livelli istituzionali coinvolti.
Al momento non è stato ancora assegnato alcun immobile: l’obiettivo è costruire un modello organizzativo solido e condiviso, che consenta di cogliere tempestivamente eventuali opportunità coerenti con le finalità del servizio sanitario pubblico.
In questa fase preliminare, sono già state avviate alcune valutazioni esplorative su beni presenti nel territorio grossetano e senese, con l’ipotesi di sviluppare progettualità dedicate, tra cui iniziative a supporto delle fragilità, anche attraverso la possibile realizzazione di spazi protetti e percorsi di accoglienza e presa in carico.
“Per la Asl Toscana sud est il riutilizzo dei beni confiscati rappresenta una scelta che va oltre l’aspetto organizzativo:
è un’azione coerente con i valori del servizio sanitario pubblico. Restituire alla collettività spazi sottratti alla criminalità organizzata significa rafforzare la cultura della legalità e, allo stesso tempo, ampliare le opportunità di risposta ai bisogni di salute, contribuendo a ridurre le disuguaglianze nell’accesso ai servizi – sottolinea Claudio Pagliara, direttore UOSD Codice Rosa, Salute e Medicina di Genere e delegato aziendale per il percorso -.
Questo percorso si inserisce nel più ampio impegno dell’Azienda sui temi della diversità, equità e inclusione (DE&I), con l’obiettivo di trasformare luoghi un tempo legati alle mafie in spazi di cura, accoglienza e promozione della salute”.

