Abbiate coraggio di agire con il cuore, per rimanere vivi

È il weekend di Pasqua e c’è un silenzio particolare che avvolge il mare, ma uno di
quelli che non ha a che fare con l’assenza di suono, somiglia piuttosto a un’attesa
carica di auspici.

Osservandolo da quassù, dal terrazzo che divide in due il cielo e l’acqua, il mare di
aprile non appare come una semplice distesa liquida, ma come un immenso altare
blu su cui si celebra, senza spettatori, il rito del ritorno.

Non è ancora quel mare dell’estate, quello chiassoso e distratto dalle risate delle
folle, possiamo dire che è un mare più solenne, che sembra trattenere il fiato prima
di una rivelazione.

In questa vigilia, mi risuona una parola antica che oggi abbiamo un po’
dimenticato: coraggio.

Spesso viene pensato come atto di forza ma in realtà la sua radice ci dice qualcosa di molto più profondo: cor-agere, agire col cuore.

Pensate che bello. Non sono i calcoli della mente che misurano i rischi ma la spinta di quella
parte di noi che probabilmente non consce prudenza ma che conosce la vita.

Se ci soffermiamo a pensare, l’agire col cuore significa smettere di difendersi e
iniziare finalmente a darsi, proprio come il mare che si dà alla terra incurante dei
colpi che riceverà dagli scogli.

Mi chiedo se siamo ancora capaci di questo movimento o se invece ci siamo
addormentati preferendo la sicurezza di un porto sicuro che a forza di ripararci ci
ha tolto la vista della bellezza.

Perché in fondo il coraggio è lo stato naturale dell’anima che ha deciso di tenerci
vivi.

L’anima non è un oggetto da tenere nascosto in un cassetto ma anzi è un’energia
che ha bisogno di uno spazio ma sopratutto di desiderare. È quella fame di infinito
che ci fa stare qui a cercare un senso anche nel movimento delle onde.

Se l’inverno ci ha tenuti in letargo e ci ha fatto sopravvivere, questo magnifico
Sabato Santo ci alza l’asticella sfidandoci al passaggio forse più difficile, ovvero
smettere di accontentarsi ed iniziare a desiderare.

Siamo diventati maestri nel sopravvivere ma ci siamo dimenticati come si fa a
vivere. Abbiamo creato dei recinti intorno a ciò che erano i nostri sogni, per paura
che qualcuno ce li portasse via, per farsi accettare dagli altri, per non deludere i
familiari senza però capire che chi soffriva eravamo noi. Ma sapete un sogno se non
rischia il naufragio è solo una prigione dorata.

Questo mare ci urla che l’anima ha invece bisogno di partire, di provare ad essere
scossa e sentire ebrezza di perdere di vista la riva.

Forse è il momento di riappropriarci della nostra capacità di immaginare come
fanno i bambini, solo a pensarci mi viene da sorridere a pensare a ciò che ci
inventavamo, ma non per fuggire dalla realtà anzi per renderla degna di esser
vissuta.

Eugenio Montale che su queste cose ha cercato un “varco”, una crepa nel muro
dell’esistenza, scriveva che la verità non sta nelle certezze costruite o nelle abitudini
ma in quella “maglia rotta nella rete” che ci permette di evadere.

Ecco che allora ora che il sole sta calando voglio che questo invito arrivi a voi,
tornate ad agire col cuore. Ora alzate gli occhi dai vostri telefonini e non abbiate
paura della vostra anima, ascoltatela.

L’orizzonte non è una fine ma è un inizio continuo. Il varco è aperto sta ad ognuno
di voi mollare gli ormeggi.
Buona Pasqua di resurrezione.

Gemma Peri - Arezzoinforma.it
Gemma Peri – Arezzoinforma.it

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