Palazzo Cavallo: Se lo “Zucchero” si fa amaro, riparte la danza dei “Fantini”

C’è un’aria sospesa tra i vicoli che portano a Palazzo Cavallo. Un’aria che sa di attesa e che, nelle ultime ore, sembra aver perso quella cristallina lucentezza dei primi giorni.

Quello “Sugar” che avrebbe dovuto addolcire i palati di una coalizione di centrodestra in cerca di una nuova estetica — tra sfilate di consensi e il plauso convinto di tanti sponsor vip che avevano visto in Beppe Angiolini l’uomo della provvidenza — sembra oggi attraversare una fase di dolce, ma evidente, amaro.

Si dice che lo zucchero, quando brucia troppo in fretta sotto i flash della cronaca, diventi caramello bruciato. E così la candidatura di Angiolini, partita con il fragore di un evento di gala, pare oggi accennare a una possibile retromarcia, un’incertezza che gela chi si era già prenotato un posto in prima fila sul suo carro dorato.

Anche perché, nel frattempo, persino l’avvocato scelto dal sindaco uscente come possibile erede ha preferito fare un passo di lato, garantendo il proprio apporto ma sfilandosi dalla mischia dei pretendenti alla “pol-trona” di sindaco.

Mentre lo splendore mediatico di “Sugar” sbiadisce, ecco che dal fondo della scena si riaffaccia con forza il duo “CoGammu”.

Marcello Comanducci e Gianfrancesco Gamurrini rompono gli indugi: il loro è un vibrante richiamo alla realtà. 

In particolare, colui a cui è riconosciuta la paternità di aver lanciato Arezzo nel firmamento del turismo rivendica oggi la forza della concretezza amministrativa e l’orgoglio di chi conosce i battiti e i bisogni della città, proponendosi come un’alternativa capace di trasformare le visioni in cantieri aperti e ridare il giusto slancio a un’Arezzo con una prospettiva internazionale e competitiva, in un contesto geopolitico ed economico complesso, ma altrettanto sfidante.

In questo scacchiere che torna a farsi solido e meno patinato, resta però l’ombra lunga di Lucia Tanti.

La vicesindaca, forse troppo presto lasciata al ruolo di “alternativa”, incarna quella resilienza che non ha bisogno di sponsor esterni perché si nutre del consenso quotidiano, quello che si coltiva tra la gente e non nei salotti.

Lucia ha già lanciato un segnale forte e di maturità, al di là dei cattivi presagi dei malpensanti che lo vedono come un messaggio di circostanza, utile a muoversi tra le trame che si intrecciano per definire la candidatura della coalizione:

si è detta pronta a guidare, ma anche disposta a farsi di lato per l’unità, elevando la responsabilità politica sopra ogni personalismo per proteggere un’esperienza di governo che non vuole veder dispersa.

Il rischio, altrimenti, è quello di consegnare la città a quel centrosinistra dove il “gallo” sembra ormai essere stato scelto, anche se non è affatto detto che la disputa nel pollaio sia finita qui. Ma di questo ne parleremo nel prossimo articolo.

La sfida è aperta, la musica dei salotti sfuma per lasciare spazio al rumore della piazza. Questa è la città dei grandi personaggi e delle grandi opere, del luccichio di una bellezza unica e senza tempo, ma anche dei fantini che corrono con il proprio orgoglio.

In fondo, siamo nella terra della Giostra del Saracino, dove non basta stare in sella: serve colpire il centro senza farsi colpire dal “ritorno del Buratto”.

Perché Palazzo Cavallo merita un fantino che sappia governare il galoppo del cambiamento senza mai perdere la staffa della concretezza e la vicinanza alla sua gente.

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