Quel San Valentino del 1994 scritto a penna e rimasto nel tempo

Un messaggio d’amore ritrovato racconta un’epoca senza notifiche

C’è una data scritta a penna, in alto, quasi come fosse un appunto da non dimenticare: San Valentino 1994.
C’è una grafia rossa, inclinata, viva. E c’è un messaggio che non ha bisogno di firme, perché appartiene a chiunque abbia amato davvero negli anni in cui le parole non passavano da uno schermo.

“Caro amore, questo regalo mi piace da morire… tu possiedi tutte le chiavi del mio cuore”.
Frasi semplici, dirette, senza filtri. Frasi che oggi forse sembrerebbero ingenue, ma che allora erano coraggio. Perché scrivere significava esporsi, lasciare una traccia fisica, accettare che quelle parole potessero restare.

Quella busta ha trent’anni.
È passata indenne attraverso traslochi, armadi, scatole, vite che cambiano. Avrà viaggiato di mano in mano, di casa in casa, senza che nessuno le chiedesse chi fosse stata, cosa custodisse. Eppure ha tenuto tutto. L’inchiostro, il sentimento, il tempo.

Nel messaggio c’è ironia, c’è intimità, c’è persino gelosia leggera, quella che oggi si maschera con una spunta blu ma che allora viveva tutta in una frase scritta a mano. C’è un ringraziamento finale che suona come una promessa: non aver permesso che il sogno d’amore finisse.

Nel 1994 non esistevano messaggi vocali da cancellare, chat da scorrere all’infinito, foto che spariscono dopo ventiquattr’ore. Esistevano oggetti. E gli oggetti, a volte, sanno aspettare.

Quella busta non è solo un ricordo. È una testimonianza silenziosa di un’epoca in cui l’amore si metteva nero su bianco, si affidava alla carta, al rischio di essere letto, conservato, ritrovato. O dimenticato. Ma sempre vero.

Forse, oggi per la festa di San Valentino, vale la pena fermarsi un attimo e chiedersi quante parole d’amore di oggi sapranno resistere trent’anni.
E quante, invece, svaniranno con un gesto del pollice.
SAN VALENTINO 1994

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