Il centro diurno per disabili di Bibbiena riapre dopo 18 mesi

Domani, 23 gennaio, il Centro diurno per persone con disabilità di Bibbiena riapre finalmente le porte.

È una notizia che accogliamo con sincera soddisfazione, prima di tutto per le famiglie e per gli operatori, che per oltre un anno e mezzo hanno sostenuto un carico enorme di responsabilità, fatica e incertezza.

A loro va il nostro ringraziamento più profondo per la professionalità e l’abnegazione dimostrate in questi mesi difficili.

Questa riapertura, però, non può essere raccontata come se fosse l’inaugurazione di un “nuovo” servizio, né come un percorso lineare e privo di criticità.

Il centro diurno è rimasto chiuso per un anno e mezzo: un dato di fatto che viene colpevolmente omesso nel comunicato stampa dell’Amministrazione, ma che per le famiglie coinvolte ha significato disagi concreti, riduzione dei servizi e un senso costante di precarietà.

Come Lista di Comunità abbiamo seguito questa vicenda passo dopo passo, con articoli, prese di posizione pubbliche e un’interrogazione a risposta scritta, per chiedere conto dei ritardi, delle scelte compiute e delle responsabilità dell’Amministrazione.

I nostri interventi non sono mai stati strumentali: hanno avuto un solo obiettivo, quello di riportare al centro l’interesse pubblico e la tutela di una fascia di popolazione particolarmente fragile.

Ed è dalla risposta ufficiale alla nostra interrogazione che emerge chiaramente come l’Amministrazione ha scelto un ruolo sostanzialmente attendista, limitandosi a descrivere le attività svolte dal gestore e a rinviare nel tempo una data di apertura che, per mesi, è rimasta incerta.

Già nel febbraio del 2025 infatti, l’Amministrazione comunale rispondeva alla nostra interrogazione ipotizzando l’apertura della nuova sede entro il 28 febbraio di quello stesso anno.

Quella scadenza, definita allora come probabile, è stata superata di quasi dodici mesi, a dimostrazione di una gestione dei tempi che ha messo a dura prova la tenuta del servizio.

In Consiglio comunale, l’assessore Frenos è arrivato ad affermare che il centro diurno “non è un servizio obbligatorio”:

una dichiarazione che riteniamo grave, non tanto sul piano formale quanto su quello politico e culturale.

Perché un servizio può anche non essere formalmente obbligatorio, ma è profondamente necessario per garantire dignità, continuità e sollievo alle persone con disabilità e alle loro famiglie. 

È una frase che pesa come un macigno sulla sensibilità sociale di un territorio e che spiega, forse meglio di qualsiasi intoppo burocratico, l’indolenza con cui è stata affrontata la chiusura.

Considerare la dignità e il supporto alla disabilità come un optional amministrativo è un segnale allarmante di come vengono stabilite le proprie priorità politiche.

Va inoltre ricordato che, anche con la riapertura, permangono alcune criticità già evidenziate dal verbale ASL, in particolare rispetto alla scelta del posizionamento della struttura.

È un tema che non può essere rimosso o minimizzato: aprire il centro è fondamentale, ma altrettanto fondamentale è vigilare affinché le condizioni siano davvero adeguate nel medio e lungo periodo.

Questa vicenda mostra purtroppo uno schema che si ripete: di fronte agli imprevisti e alle difficoltà, l’Amministrazione tende ad attendere, più che ad agire, lasciando che il peso ricada su altri soggetti – in questo caso sugli operatori e sulle famiglie.

È un modo di governare che abbiamo visto anche in altri ambiti e che continueremo a segnalare.

Oggi, però, il primo pensiero va a chi domani potrà finalmente tornare a vivere il centro diurno come luogo di relazione, supporto e quotidianità.

La nostra soddisfazione per questa riapertura è autentica. Allo stesso tempo, il nostro lavoro di controllo, proposta e attenzione non si ferma qui:

perché i diritti, soprattutto quelli delle persone più fragili, non possono dipendere dall’attesa o dalla buona volontà di chi resiste, ma da scelte politiche chiare e responsabili.

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