Si è svolta questa mattina la cerimonia di intitolazione del giardino lungo via Piero della Francesca ai Caduti delle Forze dell’Ordine, un momento solenne e partecipato che ha voluto rendere omaggio a donne e uomini che hanno servito lo Stato e la comunità fino all’estremo sacrificio.
L’intitolazione ha fatto seguito all’approvazione all’unanimità da parte del Consiglio Comunale nel giugno del 2020 dell’atto di indirizzo presentato dall’allora consigliere Giovanna Carlettini, oggi assessore della giunta Ghinelli.
Alla cerimonia, insieme al sindaco Alessandro Ghinelli e al prefetto Clemente Di Nuzzo, erano presenti tutte le autorità civili, militari e religiose, insieme ai rappresentanti delle Forze dell’Ordine, delle associazioni e a numerosi cittadini, a testimonianza del valore condiviso di questo momento per l’intera comunità aretina.
“La scelta del luogo non è casuale – ha dichiarato il sindaco Alessandro Ghinelli.
Il giardino si trova lungo uno degli assi viari più centrali e transitati della città di Arezzo, uno spazio attraversato quotidianamente da migliaia di persone.
Proprio qui la memoria si intreccia con la vita di ogni giorno, diventando visibile, condivisa e viva.
Intitolare questo spazio ai Caduti delle Forze dell’Ordine – ha continuato il sindaco – significa affermare con forza che la memoria non è un atto formale, ma un impegno quotidiano.
Qui, in un luogo vissuto ogni giorno da tanti cittadini, vogliamo ricordare chi ha scelto di servire lo Stato e la collettività, spesso affrontando rischi enormi e talvolta pagando il prezzo più alto. A loro dobbiamo gratitudine, rispetto e la responsabilità di non dimenticare”.
“Le donne e gli uomini che oggi onoriamo non erano figure lontane – ha dichiarato il Prefetto – ma erano parte della nostra città:
hanno percorso le nostre strade, hanno condiviso responsabilità e difficoltà, hanno dedicato la loro professionalità e la loro umanità alla sicurezza di tutti.
Un pensiero particolare va a tutti i caduti delle Forze dell’Ordine della provincia di Arezzo, che nei diversi decenni hanno perso la vita nell’adempimento del dovere.
Le loro storie, pur diverse, sono unite da una stessa scelta: servire lo Stato e la collettività con un impegno che non conosceva mezze misure.
Alle loro famiglie dico: questo giardino appartiene anche a voi.
È un luogo dove ritrovare conforto e memoria, dove il ricordo non chiude il passato ma lo accompagna nella vita quotidiana della città”.

