Gli Stati Uniti sono di nuovo in armi, e rovesciano fuoco e fiamme su Caracas per catturare un Presidente e per buttare all’aria una Rivoluzione socialista in America latina, in quel continente che gli imperialisti nordamericani, da più di un secolo, hanno trattato come il loro “cortile di casa”.
Conosciamo bene la ragione più diretta: il sottosuolo del Venezuela contiene risorse che i bolivaristi hanno nazionalizzato e che essi, inoltre, rendono facilmente accessibili a paesi irretiti nelle maglie del neocolonialismo, ma che cercano di liberarsi dalla dipendenza dagli USA e dai loro alleati europei.
E non è tutto, la rivoluzione venezuelana è un pericoloso modello politico e sociale, con le sue assemblee contadine che assegnano la terra e con i suoi ambulatori di villaggio. Un pessimo esempio per un Fondo Monetario Internazionale che spadroneggia dal Rio Grande in giù, inciampando soltanto su Cuba e sul Venezuela.
E chissà che, dopo Caracas, non tocchi anche all’Avana. Questo è il messaggio della guerra degli Stati Uniti d’America, che di sbarchi, bombardamenti, cannoniere, occupazioni e colpi di Stato ne hanno collezionati a dozzine, dal Rio Grande in giù.
Ma non bisogna credere che l’azione di guerra degli USA contro il Venezuela sia un fatto limitato al continente americano, poiché questa guerra nordamericana è il proseguimento di un fronte di guerra globale che l’imperialismo occidentale ha aperto con l’assalto della NATO verso l’est europeo, sfociato in una guerra per procura portata avanti dai fascisti ucraini;
è proseguito con lo spaventoso genocidio dei palestinesi, accompagnato dallo sconvolgimento di tutta l’area mediorientale, già destabilizzata in precedenza da guerre etnico-religiose teleguidate da Washington e da Tel Aviv.
E che dire del mattatoio del Darfur, anch’esso riportato nell’orbita occidentale da emiri amicissimi di Israele.
Ed è proprio Israele che ha compiuto e che sta compiendo il lavoro più spietato e più sanguinario che l’imperialismo euro-statunitense vuole sbrigare al più presto:
liquidare una tenace Resistenza anticoloniale, quella palestinese, in una regione cruciale per le forniture energetiche, per le vie commerciali e per investimenti infrastrutturali di ogni genere.
Ora, a questi segmenti di guerra imperialistica globale, la coalizione occidentale ha aggiunto, dopo anni di assedio e di provocazioni, anche il Venezuela.
Quindi l’aggressione militare al Venezuela allarga lo spazio planetario di quella Terza guerra mondiale che gli Stati Uniti, l’Unione Europea e Israele hanno scatenato per ricacciare indietro l’emancipazione anticoloniale del Sud globale e per mantenere elevati quei livelli di profitto che possono essere assicurati soltanto dagli investimenti capitalistici in tecnologie belliche, il cui mercato, si sa, è sicuro e crescente.
Per questo la nostra lotta in Europa contro il Riarmo e contro l’economia di guerra, la lotta della Resistenza palestinese insorgente contro il piano neocoloniale che ghettizza i palestinesi ai piedi di un gigantesco giro di affari internazionale, e la sollevazione del popolo venezuelano nelle piazze dove lotta per sventare il colpo di Stato che la guerra degli Stati Uniti vuol favorire, debbono diventare una sola lotta.
Non il diritto internazionale e l’ONU, ma le Rivoluzioni anticoloniali e sociali possono fermare l’imperialismo occidentale e la Terza guerra mondiale.
Collettivo Millepiani Arezzo

